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2 novembre 2014

Ognuno ha la sua illusione della realtà

[aurora polare, cielo di notte e stelle]

Durante la nostra vita, che per molti non è lontanamente un paradiso, cerchiamo di isolarci dalla realtà. Lo facciamo abitualmente senza accorgercene. La TV, l'internet, la musica, i sogni; tutto questo serve a noi per sopravvivere e non cadere in crisi. L'illusione diventa il nostro stile di vita. Quell'illusione che ci permette di non vedere le guerre, i conflitti e l'odio di cui il mondo è pieno. Tutto questo appartiene a noi, anche se indirettamente. Non vogliamo credere e per questo ci illudiamo di vivere in un mondo perfetto, quando invece basterebbe accettarlo invece di ignorarlo, cosa che facciamo sempre.

15 commenti :

  1. Il mondo non è un paradiso perché qualcuno ha deciso che non doveva esserlo. Dipende poi che concetto ha una persona di "paradiso".
    Il mondo non è un paradiso perché l'essere umano ha voluto di sua spontanea iniziativa chiamarsi fuori da un paradiso che non lo soddisfava poiché non era abbastanza in linea con i suoi "standard" di perfezione.
    Che cosa significa "accettare"? Accettare un mondo costruito sull'ingiustizia e farselo piacere forse?
    Noi possiamo scegliere, dobbiamo farlo. Con ogni nostra scelta noi abbiamo il potere di rendere questo mondo sempre più un paradiso o sempre più un inferno.
    Il guaio è che noi di solito compiamo scelte pensando di fare il bene, ma in realtà stiamo solo contribuendo a rendere questo mondo sempre più invivibile.
    Illudersi è d'obbligo, è l'unica ancora di salvezza a volte. D'altronde è preferibile vivere una vita in una speranzosa illusione, piuttosto che viverla nell'amarezza pensando che ogni giorno sia uguale agli altri e che nulla è destinato a cambiare.
    Isolarsi dalla realtà non aiuta a migliorare le cose, il paradiso non verrà mai aspettandolo... ma tutti dovrebbero fare la loro parte per costruirlo e per entrare a farvi parte.

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    Risposte
    1. Già, il famoso libero arbitrio - dono di Dio.

      Accettare per me vuol dire tenere in considerazione ciò che nel mondo esiste: cattiveria, bontà, vigliaccheria, violenza, guerra, pace, perbenismo.. e capire che è anche una parte di noi, anche se non siamo coinvolti direttamente. Di certo non è un piacere comprenderlo, ma appena lo si comprende, si diventa un po' più umani con il prossimo.

      Hai ragione sull'illusione. Purtroppo è un dilemma con cui mi scontro ultimamente e mi chiedo, che cosa fa più male, sperare in qualcosa rischiando di sentirselo sottrarre dalle mani o vivere con la consapevolezza di quel che c'è davvero. Allora mi sorge la domanda, che cosa c'è davvero in questo mondo? Siamo noi i creatori di quel che ci circonda? Siamo noi i padroni del nostro stato mentale? Siamo noi che ci facciamo star bene e male? E' tutto una pura questione di proiezione ed imposizione mentale?

      Certo, non conviene pensare che ogni giorno sia uguale all'altro. Purtroppo da parte mia posso dirti che spesso vivo proprio dei momenti simili non riuscendo ad uscire da quel circolo vizioso. A volte dà frutti: riflessioni, pensieri profondi e stati d'animo stupefacenti che non so spiegare, le altre porta quasi al suicidio. Ma qui parliamo più del mio stato mentale, non della realtà, anche se in parte è connessa con il post.

      Il paradiso comunque, la cosidetta utopia, certo.. in fondo nel cuore ognuno ce l'ha, almeno un pezzo... ma ce l'ha.

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    2. Un grande errore è quello di credere di poter costruire il paradiso fuori da noi quando può esistere solo dentro di noi.
      Non è ciò che ci accade che è importante. È imporante *come* la prendiamo. Una frase del Dalai Lama recita: se non puoi ricoprire il mondo di cuoio allora metti i sandali.
      Il tuo modo di ragionare invece è una trappola.

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    3. Naturalmente la mia precedente risposta era per xsandrex91.

      @Jan.
      Quote: "Accettare per me vuol dire tenere in considerazione ciò che nel mondo esiste: cattiveria, bontà, vigliaccheria, violenza, guerra, pace, perbenismo.. e capire che è anche una parte di noi, anche se non siamo coinvolti direttamente. Di certo non è un piacere comprenderlo, ma appena lo si comprende, si diventa un po' più umani con il prossimo."

      È più o meno ciò che ti ho sempre detto e quindi sono d'accordissimo, ma aggiungerei che è importante anche perdonarsi e al con tempo migliorarsi.

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    4. Già, concordo. E' quello che penso pure io del resto.
      Il fatto è che spesso le persone attribuiscono significati diversi alla stessa parola, per questo è sempre bene chiarire.
      Forse ci sono più tipi di accettazione... esiste l'accettazione passiva, ovvero quella che ci spinge a subire gli eventi senza reagire, divenendo nostro mal grado parte della massa e parte di quel mondo che noi stessi vediamo come un vero inferno.
      E poi c'è l'accettazione attiva e partecipe che dice: "va bene, il mondo funziona così. Ma si può cambiare... questo mondo può essere migliore, io posso essere migliore nonostante tutte le mie debolezze e nonostante tutti i miei sbagli!

      Quindi sì, io sono giunto alla conclusione che siamo noi i creatori o i distruttori di ciò che ci circonda, possiamo (non sempre) avere il controllo del nostro stato mentale, siamo noi che certe cose ce le andiamo a cercare e spesso ci facciamo anche del male lasciando che ciò che accade al di fuori di noi mini profondamente il nostro animo.
      Sperare e illudersi fa male, indubbiamente, ma quel che io penso è che ogni qual volta ci accorgiamo di aver sbagliato, possiamo riprendere ancora la mira e riprovarci....certo, dobbiamo fare tesoro delle nostre delusioni e dei nostri sbagli, se vogliamo che la nostra mira migliori, per evitare di mirare sempre allo stesso punto.
      Accettare questa realtà passivamente pensando che sia l'unica possibile ci priva in un qual modo di ogni speranza e di ogni spinta verso un qualcosa di diverso, sia esso migliore o peggiore; possibile, impossibile od improbabile. Ma dopotutto se non ci proviamo, come possiamo saperlo? Forse illudersi serve proprio a questo: a fare esperienza dentro di noi. E' grazie a tutti quei "tiri sbagliati" che noi ci avviciniamo sempre di più alla verità.

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    5. Caro Ypsilon,
      Il mio ragionamento sarà pure una trappola, ma il tuo non è da meno.
      Infatti pensare che ciò che accada all'interno sia diviso e separato da ciò che accade all'esterno è un errore ed è confutato tutti i giorni dai fatti.
      L'universo è uno e non è diviso. Ciò che accade all'esterno si ripercuote all'interno e ciò che accade all'interno si ripercuote sull'esterno. Questa è una legge di natura.
      Noi possiamo pure essere il Dalai Lama, ma il raccoglimento interiore non ci salverà il giorno in cui l'aria diventerà irrespirabile, e non vi sarà più cibo da consumare. Quindi cosa scegliamo? Vivere ponendo attenzione solo a ciò che accade dentro di noi, infischiandocene di ciò che accade all'esterno o prendere coscienza del fatto che il paradiso non serve a niente se è solo dentro di noi. Il passo successivo quindi sarà quello di portarlo all'esterno. Interagire con il mondo. E' inevitabile è una legge di natura, fa parte della struttura dell'universo stesso.
      Questo è ciò a cui l'essere umano è chiamato.

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    6. Grazie della tua osservazione, Y. Io penso che anche il mio modo di pensare sia una trappola purtroppo. Certo, il perdono, l'amore per se stessi ci aiuta a raggiungere scopi che ci poniamo e migliorare il mondo che ci circonda.

      cit. E poi c'è l'accettazione attiva e partecipe che dice: "va bene, il mondo funziona così. Ma si può cambiare... questo mondo può essere migliore, io posso essere migliore nonostante tutte le mie debolezze e nonostante tutti i miei sbagli!

      Xander, qui mi verrebbe da dire che ci sono cose che nel mondo non possiamo cambiare quanto coraggiosi, attenti e intelligenti vorremmo essere. E' quel tipo di accettazione che io approvo personalmente.. ma penso che un po' di colpa dobbiamo sentire, un po' di colpa di quel che siamo diventati. Non è che se mi trovo in Italia, non sono responsabile delle guerre che ci sono in Ucraina, Cambogia, Iran, Iraq o qualche altra parte del mondo. Siamo una parte dell'umanità, quindi, in un qualche modo una parte di noi deve svegliarsi e farci almeno riflettere su quel che accade o è già accaduto.

      cit. Forse illudersi serve proprio a questo: a fare esperienza dentro di noi.

      Bellissime parole, sopratutto piene di senso. Sì, illudersi, o meglio: credere, aspirare a qualcosa di più grande e maestoso, è indubbiamente un modo per capire di che cosa siamo capaci.

      Io penso che spesso si parla delle stesse cose e si vogliono intendere concetti simili, ma la comunicazione virtuale ci impedisce di capirci. Figuriamoci se succede pure nella vita reale.

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    7. Jan,

      Hai perfettamente ragione!
      Le uniche cose che non possiamo e NON dobbiamo tentare di cambiare sono le leggi dell'universo stesso, le leggi di Madre Natura. Tutto il resto può essere cambiato, o almeno vale la pena di provarci.
      Abbiamo già tentato più volte di cambiare o di ignorare tali leggi, e guarda cosa è successo.
      L'universo, nella sua totalità, è l'unica realtà esistente, tutte le altre realtà sono solo frutto della nostra concezione più o meno distorta di ciò che ci circonda.

      Senza andare poi troppo lontano, c'è tanto da fare vicino a noi senza per forza andare a prendere quello che succede in Iraq (e che noi da qui non possiamo cambiare).
      Quindi secondo me il cambiamento inizia dalle piccole cose (ed è qui che è il potere di ognuno), senza per forza voler pretendere che il mondo cambi dall'oggi al domani.

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    8. Probabilmente non mi sono spiegato bene. Il paradiso, inteso come LUOGO che automaticamente ti rende felice, non può esistere. Quindi non è in una terra pulita e sicura che renderà felice l'umanità. La cosa più importante per un essere umano sono i rapporti interpersonali, ma è quasi impossibile ottenerli come vogliamo noi (ammesso e non concesso di sapere cosa vogliamo veramente dagli altri per poter essere felici). Dato che non siamo dei che possono cambiare il mondo a proprio piacimento, dobbiamo imparare a convivere con le cose che non ci piacciono e imparare a gioire delle piccole cose. Questo è un lavoro interiore. Ovviamente nessuno dice che bisogna far finta di nulla se nel mondo si inquina, anzi penso che bisogna sempre mobilitarsi contro l'inquinamento e tante altre nefandezze. Però bisogna anche essere molto poco arroganti e presumere il meno possibile. Bisogna capire che l'uomo non è un dio. Le cose nel mondo funzionano in una maniera per delle ragioni precise. Nel passato anche. Solo che per migliaia di anni le cose funzionavano in una maniera diversa dall'odierna. Se non si è presuntuosi, si dovrebbero studiare il passato e il presente con tutti i loro perché prima di voler creare un mondo nuovo.

      PS.
      Comunque io sono per la protezione della vera natura umana (con tutta la sua possibile violenza e distruttività). Sono contro il vero nemico invece: la tecnologia imperante.

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    9. Probabilmente non mi sono spiegato bene nemmeno io Ypsilon, oppure sei stato troppo precipitoso tu nel giudicarmi.
      Ciò che io intendevo è che buona parte, se non tutta, del male che esiste nel mondo è opera e frutto dell'uomo.
      Ma perché? perché l'uomo è cattivo? No, semplicemente perché è dotato di libero arbitrio, quindi di un determinato potere su ciò che lo circonda ovvero il potere di creare e di distruggere (e questo non lo si può negare). Tutti gli esseri viventi hanno questo potere, non solo l'uomo.
      La domanda di fondo è: se l'uomo ha impiegato ogni sua energia e potere per compiere "il male" (ovvero distruggere, creare disarmonia), come sarebbe stato il mondo se l'uomo avesse impiegato le stesse identiche energie per operare "il bene" (ovvero creare e generare armonia)?
      Io non metto in dubbio quello che tu dici, serve anche cercare il "paradiso interiore", sono assolutamente d'accordo con te. Non è il luogo in se che da la pace, ma può comunque aiutarci a cercarla dentro di noi.
      Non mi puoi venire a dire che l'ambiente in cui una persona vive o le situazioni che essa vive non influenzano il suo stato interiore. Creare il paradiso non significa altro che portare la condizione umana al suo stato originario, creare le condizioni favorevoli alla corretta crescita (sia interiore che esteriore) degli individui. Significa anche portare il paradiso che uno ha dentro all'esterno. A che servirebbe altrimenti il paradiso interiore se poi non lo si condivide con il resto del mondo?
      Non ho mai parlato di cambiare il mondo a proprio piacimento! Attenzione.

      Forse più che creatori (effettivamente suona un po' da arrogante), noi siamo co-creatori (o almeno dovremmo esserlo) della realtà che ci circonda, siamo dei veicoli, dei mezzi che qualcosa di più grande utilizza per raggiungere i suoi scopi a noi ancora sconosciuti.
      Non creatori della realtà a nostro vizio e capriccio, ma co-creatori di un qualcosa di più grande persino di noi stessi.

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    10. Il male ed il bene sono categorie umane: non esistono al di là dell'essere umano, perché sono visione dell'essere umano (per quanto ci è dato avere certezza scientifica).
      Io credo che un uomo dovrebbe solo avere la libertà di essere l'animale che è. Questo significa che dovrebbe trovare sfogo per suoi istinti e per suoi bisogni innati. Io credo che tutte le persone che stanno male oggi sono quelle che non riescono ad avere questo libero sfogo di cui parlo. È colpa di questa modernità, e direi proprio del modernismo sfrenato, se questo succede. Il problema dell'umanità si chiama tecnologia. La tecnologia ci corrompe facendoci desiderare la bambagia. Oggi nessuno vuole più morire o vedere morire i cari. Questa cultura del cavolo che ci fa restare bimbi che vogliono sempre restare protetti è il problema. Gli uomini di ogni tempo non sono stati più infelici di noi anche se vivevano in situazioni piene di violenza, ve lo posso assicurare.

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    11. Hai perfettamente ragione Ypsilon, e anche io la penso come te.
      Tuttavia non credo di aver lasciato trasparire bene ciò che io intendo.
      Il bene e il male a cui io mi riferisco non fanno parte della concezione dualistica delle religioni (quindi relativi), ma sono solo termini per spiegare che il "giusto" e lo "sbagliato" esistono, esiste un "bene" e un "male" quindi, però decisamente questo bene e male non funzionano secondo schemi umani.
      Tu hai detto che l'essere umano dovrebbe essere libero di essere l'animale che è. Ma che tipo di animale è l'uomo? Bisognerebbe prima chiedersi questo, per capire anche qual'è il suo ruolo nell'universo.
      L'uomo non può più comportarsi come gli altri animali (almeno non del tutto) per il semplice fatto che è cresciuto e il suo potere è aumentato. E' diventato come un grosso grasso elefante in un negozio di porcellana.
      Esistono istinti che ci portiamo dietro da molto tempo, eppure essi sono sempre presenti, anche se noi abbiamo la tecnologia e la civiltà. Molti istinti ad un certo punto dell'evoluzione si rivelano anche dannosi e controproducenti.
      Non è forse l'istinto che ci suggerisce di accumulare ricchezze? Non è forse l'istinto che ci dice di dominare sul prossimo con ogni mezzo? Non è forse l'istinto che continua a ripeterci che noi esseri umani siamo al centro dell'universo? Non è forse l'istinto che ci fa fuggire dalla morte? Non è forse lo stesso istinto che ci spinge verso la bambagia della tecnologia?
      L'uomo fa già esattamente le stesse cose che fanno gli altri animali (anzi si comporta peggio) ed è appunto per questo che ci ritroviamo nella situazione attuale. Prendi un animale qualunque, dagli un cervello abbastanza sviluppato e vedrai che col tempo quell'animale tenderà alla propria autodistruzione trascinando con se tutto quello che lo circonda (="male" in senso figurato, inferno).
      Però il bello della natura è che cerca sempre di bilanciare la situazione... per questo ci ha dotato del buonsenso, che purtroppo non tutti usano. Quello stesso buonsenso che dovrebbe portarci verso l'armonia e all'equilibrio con ciò che ci circonda (="bene" in senso figurato, paradiso)
      Il problema, come penso tu volevi evidenziare, è che l'essere umano si è perso la parte migliore dell'essere animale. Ovvero il godersi le piccole cose, i piccoli piaceri della vita, il vivere qui ed ora.
      La tecnologia e la modernità sono la causa di questo, ma va ricordato anche che esse sono la conseguenza di qualcos'altro.
      Quel qualcosa si chiama antropocentrismo, ed è un sentimento che ci accompagna da sempre, fin dalle nostre origini.
      Ed è questo che andrebbe "combattuto" e vinto.
      La civiltà e la tecnologia sono dannose solo per il semplice fatto che hanno avuto origine dal nostro istinto più basso: se l'essere umano avesse seguito di più la sua testa e il suo cuore, e non la sua pancia, a quest'ora si starebbe sicuramente meglio non tanto materialmente, si forse anche quello, ma soprattutto spiritualmente (una cosa non esclude l'altra). Secondo il mio modesto parere, un "paradiso" appunto. Dove per "paradiso" non si intende felicità assoluta o assenza di problemi (sarebbe ingenuo pensarlo)... ma bensì pace, armonia, il sentirsi parte dell'universo insomma e non separati da esso come accade oggi.

      Comunque vedo che più o meno la pensiamo allo stesso modo,
      ti do il link di un post del mio blog così ti rendi conto e hai modo anche di leggere con calma il mio pensiero, che non è poi così diverso dal tuo.

      http://nuova-eden.blogspot.it/2014/02/dualismo-e-concetto-di-bene-male.html

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  2. Credo che quello che hai scritto valga per moltissime persone ma non per tutte; in tanti hanno piena consapevolezza di tutto il male che c'è al mondo! Il fatto è che non tutti reagiscono allo stesso modo davanti al male.
    Se è vero che c'è chi lo ignora beatamente fino a che non ne viene colpito in prima persona, c'è anche chi si impegna ogni giorno, nel proprio piccolo, a combatterlo. C'è chi lo accetta come parte del tutto e chi se ne lascia annichilire l'esistenza ed il pensiero in un pessimismo cosmico; ognuno secondo il proprio modo di vedere la realtà.
    Personalmente credo che il male faccia parte della vita e che, pur cercando di combatterlo sempre quando se ne ha la possibilità, sia necessario non dedicargli troppa attenzione ... perchè il male si alimenta delle nostro energie mentali ed emotive!
    Preferisco concentrarmi sul bene che è sempre molto più forte del male, anche se, decisamente, fa meno clamore.
    Di tutte le cose brutte parlano sempre tutti, pensa ai Media ed ai programmi che campano sulle disgrazie e sulla violenza, il bene invece pare essere scontato, poco interessante.
    Passiamo la vita ad essere "contro" mille cose ed "a favore" di pochissime ... persino le manifestazioni si fanno contro la droga, contro la violenza, contro la corruzione, contro, contro, contro .... ma quale tipo di educazione emotiva, quale propaganda viene fatta a favore delle abitudini sane, a favore del rispetto, a favore dell'onestà?? Anzi, quando si parla continuamente di queste cose, di solito ed incredibilmente, si viene quasi azzittiti.
    Per assicurarsi che non sia "illusione" è sufficiente guardarsi intorno, cercare di osservare con attenzione la vita che ci scorre vicino, cercando di mettere sempre in discussione le proprie convinzioni facendole aderire con quello che vediamo, imparando dalla vita propria e degli altri.
    Contro il male quindi meno parole e più azione ( magari in silenzio ... ) a favore del bene tutti i nostri pensieri e le nostre aspirazioni!
    Perdonami se mi sono dilungato un po' troppo!
    Un saluto.

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    1. No, hai scritto molto bene quel che consideri giusto. Concentrarsi sul male è un'inutile gioco mirato a farci perdere nel circolo vizioso. Io mi trovo in questo circolo purtroppo e sto cercando di uscirne.

      Il bene, ciò a cui diamo pochissimia importanza. Concordo sui media, sulla violenza, certo.. ci campano.. e noi li sosteniamo.

      E' vero quando si dice che prima di cambiare il mondo, bisogna cambiare se stessi.

      Darei a questo punto retta alle parole di Xander quando dice che non bisogna andare per forza in un'altra parte del mondo per fare del bene, basta farlo a casa nostra, nella nostra città, nel nostro comune, sulla nostra strada dove abitiamo. Ma siamo troppo fuori dal pensare in quel modo. Siamo troppo pigri per agire invece di limitarci a pensare soltanto.

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    2. Direi che è proprio così.

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Firmarsi è segno di educazione!