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8 marzo 2012

Festa della donna, un falso storico


“I preparativi per la Settimana dell’Odio erano in pieno fervore e l’intero personale dei Ministeri prestava la sua opera volontaria al di fuori dell’orario di lavoro. Si dovevano organizzare cortei, riunioni, parate militari, conferenze, apprestare pannelli didascalici in cera, preparare spettacoli cinematografici e programmi televisivi. Si dovevano montare tribune, costruire effigi, coniare slogan, comporre canti, far circolare notizie false, contraffare fotografie. Al Reparto Finzione era stato disposto che la squadra di Julia interrompesse la produzione di romanzi per stampare in tutta fretta una serie di libelli sulle atrocità commesse dal nemico.“ [1984, George Orwell]

“La cosa orribile dei Due Minuti d’Odio era che nessuno veniva obbligato a recitare. Evitare di farsi coinvolgere era infatti impossibile.“ [1984, George Orwell]

Anche quest’anno, come da decenni accade in tutto l’occidente, in questa giornata dell’8 Marzo i mass-media verranno inondati da una propaganda dal fortissimo impatto emotivo che ricorderà -per foga e spontaneità dei suoi attori partecipanti- la famigerata Settimana dell’Odio di orwelliana memoria.

La giornata dell’8 Marzo, da insipida “festa della donna” si è ormai trasformata in uno spettacolo di odio misandrico in cui si ascrive al Genere Maschile ogni malefatta e ogni crimine commesso nel corso della storia, ogni crimine commesso nel presente, e ogni crimine che verrà inevitabilmente commesso in futuro. E’ la giornata in cui si esalta in modo schizofrenico il nuovo simbolo sacro dell’occidente, ossia la “donna”, un simbolo utilizzato per giustificare guerre (di genere) in patria e (imperialiste) nei paesi “nemici”.
Condizionati fin dall’infanzia a mantenere come “coerenti” una serie di concetti in palese contrasto fra di loro[1], la gran parte delle persone che parteciperanno a questa “festa” dell’8 Marzo lo farà, come succedeva nel romanzo distopico di Orwell, con grande spontaneità e sincerità.

[la foto di una scritta femminista sul muro]

Gli uomini si pentiranno di essere uomini, e chiederanno scusa alle donne di esistere, nella speranza poi di portarsene a letto qualcuna, magari dopo aver utilizzato il solito rito maschio-femminista di spalare merda sul restante Genere Maschile nel tentativo (generalmente vano) di far sorgere il dubbio a qualche poveretta di trovarsi di fronte all’unico Maschio Buono™ dell’intero globo terracqueo. I più sfigati non tenteranno nemmeno questo approccio: si limiteranno a scrivere qualche viscido e untuoso articoletto nel loro blog in cui ripeteranno il rito di auto-flagellazione maschile (la “malattia maschile del disprezzo di sé“, avrebbe detto Nietzsche) e quello di esaltazione religiosa di tutte le donne, per poi aspettare impazienti che qualche poveretta capiti nel loro blog e scriva un commento tipo “che belle parole, tu sì che sei un vero uomo…“. Questi poveretti si accontenteranno cioè di una “pacca sulla spalla” virtuale, un niente che li appagherà per qualche minuto e gli farà credere di aver ottenuto altri “punti fedeltà” nei confronti del Genere Femminile.

Le donne, d’altra parte, si loderanno incessantemente senza imbrodarsi nemmeno un pò (le uniche creature -tolto Dio- a cui viene concesso di fare una cosa simile senza venir accusate di soffrire di una gravissima forma di megalomania), e continueranno nel frattempo a “chiagnere e fottere“, sostenendo di essere “discriminate” (ben l’85% degli acquisti nell’occidente capitalista è riconducibile alle donne) e nel contempo pretendendo e ottenendo le quote rosa nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa (proprio di pochi giorni fa la notizia, riportata dal New York Times, che la commissaria europea Viviane Reding si è detta intenzionata a chiedere quote rosa del 60% nei consigli direttivi delle aziende), saltando a piè pari la gavetta fatta dai maschi, e ottenendo posti di potere solo perchè in possesso di organi genitali “politicamente corretti“. Insomma, il solito delirio di una società schizofrenica, di una società “talmente ossessionata con le donne da aver raggiunto un punto di nevrosi di massa” [Cit.].

E tutto questo teatrino dell’assurdo avrà come fondamenta niente più che una grande menzogna. Proprio così, perchè la storia che oggi verrà ripetuta da tutti i giornali, dalle tv, dalle radio e da un esercito di pecore-blogger è niente più che una menzogna. Verrà detto che la mitica “festa della donna” venne istituita in ricordo dell’8 Marzo 1908, quando a New York delle eroiche operaie scioperarono per rivendicare i loro diriti, facendo scattare nell’Orco Maschio™ la molla omicida che lo spinse addirittura a rinchiuderle nella fabbrica e appiccare un incendio, uccidendone circa 130-140.

Questa storia però, come detto, è falsa, perchè l’8 Marzo 1908 a New York non ci fu alcun incendio in una fabbrica. L’incendio ci fu, qualche anno dopo, il 25 Marzo 1911, ed è il famoso incendio che colpì la Triangle Waist Factory, un dramma di cui si conoscono bene i dettagli e che non è “avvolto nelle nubi del mistero” come vorrebbero far credere le propagandiste femministe, che strumentalizzano la morte di persone innocenti per portare avanti la loro becera propaganda misandrica. Ad esempio, non è vero che a morire siano state solo donne: delle 146 vittime 17 erano uomini[2]. Non è inoltre vero che le vittime stavano “protestando per i loro diritti”: infatti stavano lavorando, nelle condizioni pietose (per maschi e femmine) tipiche del tempo. Non ci fu quindi alcun Padrone Maschio-Orco™ che appiccò l’incendio all’edificio: si svolse infatti un regolare processo che determinò senza tema di smentita che l’incendio non fu doloso, e fu provocato molto probabilmente da un mozzicone di sigaretta o un fiammifero spento male che venne gettato in un bidone della spazzatura situato all’ottavo piano dell’edificio. L’allarme venne lanciato quando dei passanti giù in strada videro del fumo uscire da una finestra, e quasi immediatamente vennero avvisati gli operai che stavano al nono piano dell’edificio, molti dei quali si salvarono utilizzando l’ascensore (fino a quando funzionò), mentre i restanti rimasero bloccati nell’inferno di fuoco e morirono (alcuni si buttarono dalla finestra per sfuggire alle fiamme). La zona colpita dall’incendio aveva due porte: una che pochi minuti dopo l’inizio dell’incendio divenne irraggiungibile per via delle fiamme, e l’altra che spesso veniva chiusa per evitare “furti” da parte degli operai. Al processo vennero sentite varie testimonianze da parte di operai che dissero che non riuscirono ad aprire la porta, ma anche da parte di una testimone, May Levantini, che sostenne invece che la porta non fosse chiusa al momento dell’incendio perchè lei stessa l’aveva aperta, e che il passaggio per le scale che portavano verso quella porta venne bloccato dalle fiamme. Comunque sia andata, il verdetto del tribunale fu di non colpevolezza, dato che non si poteva provare con certezza che la porta fosse chiusa e se, in questo caso, fosse stata chiusa durante l’incendio.

Totalmente ignorate, nella versione meschina e menzognera delle femministe, le eroiche gesta dei due operatori (maschi) dell’ascensore dell’edificio, Joseph Zitoe Gaspar Mortillalo, che quando vennero avvertiti dell’incendio fecero su e giù per l’edificio in fiamme salvando la vita a circa 150 operai (quasi tutte donne). Un tipico esempio di “vigliaccheria maschile“, come la chiamerebbero le femministe.
In tutto, come detto, ci furono 146 vittime, mentre nella fabbrica lavoravano circa 500 operai, quindi una gran parte di quelli che non lavoravano sopra l’ottavo piano riuscì a salvarsi, considerato anche che l’incendio venne “domato” nel giro di soli 18 minuti (a quei tempi a New York i palazzi non si accartocciavano sbriciolandosi su se stessi per un incendio).

Come disse Mark Twain, però, “una bugia fa in tempo a fare il giro del mondo, mentre la verità non si è ancora allacciata le scarpe“, e questa bugia dell’8 Marzo viene ripetuta ormai da anni e anni dalle categorie di maschi e femmine sopra descritte, alimentando così la logora e falsa narrazione femminista che vede le donne come Eterne Vittime e gli uomini come Spietati Carnefici. La data esatta a cui si può far risalire la “festa della donna” rimane comunque incerta. La prima “giornata della donna” fu probabilmente quella “festeggiata” il 28 Febbraio 1909 negli Stati Uniti, in seguito alla proclamazione del Partito Socialista d’America. Nel 1910 risulta che di “giorno internazionale della donna” si discusse a 

Copenaghen durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste, e alcune versioni sostengono che la data “8 Marzo” venga fatta risalire ad una manifestazione di protesta di operaie di New York, avvenuta nel 1908 o molto più presumibilmente nel 1909 (un’altra versione ancora fa risalire le manifestazioni delle operaie all’8 Marzo 1857…). L’anno seguente comunque, nel 1911, il “giorno della donna” venne celebrato in vari paesi europei il 19 Marzo, mentre si sa con certezza che a Mosca la “festa della donna” venne istituita ufficialmente nel 1921.

Questo coacervo di date non contribuisce a fare molta chiarezza su quando sia stata celebrata la prima “giornata internazionale della donna”, anche se questo dettaglio è poco rilevante, quel che interessa in questo caso è stabilire la menzogna femminista che collega la “festa della donna” a un incendio in una fabbrica di New York avvenuto “l’8 Marzo 1908″ in cui un fantomatico Maschio Orco™ avrebbe “ucciso un centinaio di donne”. Come dimostrato, questo racconto mitologico femminista, ripetuto da milioni di teste vuote ogni anno, è falso. L’8 Marzo 1908 a New York non ci fu alcun incendio in una fabbrica di operaie, l’incendio ebbe luogo ben tre anni dopo, quando la “giornata della donna” negli USA era già stata istituita (1909) e non ci fu alcun padrone-maschio che rinchiuse le povere operaie in una fabbrica per poi ucciderle col fuoco. L’incendio come venne dimostrato non fu doloso e tra le vittime ci furono anche uomini. Se poi vogliamo dirla tutta, se bastasse un incidente sul lavoro, tragico e drammatico, per stabilire una “giornata internazionale” in favore di questo o quel sesso, ricordiamo in questa sede che il 92% dei morti sul lavoro sono uomini, e questo dalla notte dei tempi, e che il Genere Maschile di incidenti tragici sul posto di lavoro, che causano vere e proprie mattanze, può “vantarne parecchi”, tanto che se messi tutti in fila probabilmente potrebbero -seguendo la stessa logica demenziale femminista- portare all’istituzione di una “giornata dell’uomo” per ogni singolo giorno dell’anno.

Per concludere, va chiarita una cosa: la “festa della donna”, al di là del falso storico, è una cosa ridicola. Ciò che di ridicolo c’è in una festa di simile fattura non è quella melmosa schifezza maleodorante secondo cui “le donne andrebbero celebrate ogni giorno dell’anno e non solo uno“, quanto piuttosto il chiaro intento di utilizzare questa ricorrenza per gettare ulteriore benzina sulla Guerra fra i Sessi[3], trasformando questo giorno in una sorta di linciaggio morale collettivo contro l’intero Genere Maschile. A questo si aggiunge il nauseabondo spettacolo di suprematismo femminista a cui si assiste in forma ancora più enfatizzata in questa giornata, un cantar le lodi a se stesse che provoca un istintivo senso di repulsione e disgusto in ogni persona che abbia mantenuto un minimo di lucidità mentale.

Per questo la “festa della donna” è ridicola, tanto quanto sarebbe ridicola la “festa dell’ebreo”, la “festa del musulmano”, la “festa del nero” o la “festa del bianco”. La “festa dell’uomo” sarebbe parimenti ridicola, come lo è ogni iper-ostentata auto-esaltazione/celebrazione di “categoria” (anche il “patriottismo” di molti americani ricade in questa forma di disturbo mentale).

La “festa della donna” però a quanto pare è destinata a rimanere, anche se non sarebbe male sperare in un suo ridimensionamento, e una sua ricollocazione da giornata dell’odio misandrico, da linciaggio morale anti-maschile funzionale alla Guerra fra i Sessi, a qualcosa di più pacifico. Ho letto che in Russia il 23 Febbraio si festeggia la “festa degli uomini”, una ricorrenza che ebbe inizio nel 1918 sotto il nome di “Giorno dell’Armata Rossa”, e che venne in seguito rinominata “Giorno dei Difensori della Patria”. Pur non ufficialmente, questo giorno è diventato una ricorrenza in cui si celebrano non solo le forze armate russe, ma tutto il Genere Maschile. Ho letto, con non poco stupore, che sarebbe addirittura abitudine per le donne russe fare doni ai fratelli, mariti, padri, fidanzati e far loro gli “auguri” come lo si fa generalmente per festeggiare un compleanno.

Ovviamente anche il solo suggerire, in occidente, che la “festa della donna” venga riconvertita in una cosa simile a ciò che hanno in Russia, e che anche da noi venga istituita una corrispettiva “festa degli uomini” (nonostante gradirei venissero abolite entrambe), verrebbe accolto con l’indignazione e lo scherno generale. Questo perchè per la femmina media occidentale la vita dell’uomo è un rave party continuo da quando nasce a quando muore, mentre per il maschio medio occidentale gettare merda sul resto dei suoi fratelli di genere risponde alle logiche di competizione sessuale maschile: facendo così spera di far terra bruciata intorno a se, proponendosi indirettamente al Genere Femminile come raro caso di Maschio Buono™.

Spesso, anzi quasi sempre, questa strategia fallisce miseramente, e più che nella categoria del “Maschio Buono”, un simile mollusco viene inserito direttamente nella categoria dell’Utile Idiota e del Maschio Bancomat.
Saigon2k.com

Note:
[1] Quelli più palesi: la presunta “superiore forza delle donne” che viene utilizzata quando c’è da fare un pò di propaganda di Suprematismo Femminista, e che viene immediatamente accantonata e sostituita con la presunta “maggiore debolezza delle donne” che viene utilizzata quando c’è da fare un pò di propaganda di Vittimismo Femminista. Il femminismo è un’ideologia perfettamente adattabile ad ogni situazione, incurante delle sue mille contraddizioni: quando fa comodo le femmine sono “più forti”, quando poi non fa più comodo ridiventano “più deboli”, quando fa comodo si parla di “uguaglianza dei sessi”, quando non fa più comodo si parla di “diversità dei sessi”, e così via. L’unica costante è che le femmine non sono quasi mai responsabili delle proprie azioni, perchè -secondo l’interpretazione femminista della storia e della realtà attuale- non sarebbero dotate di libero arbitrio e non avrebbero un pieno controllo sulle proprie facoltà mentali, per cui andrebbero trattate con maggiore indulgenza perchè sempre e comunque vittime di qualche oscuro e mitologico complotto maschile (il famigerato “patriarcato”, ad esempio).
[2] Se la stessa tragedia a parti invertite si verificasse oggi, i giornali pubblicherebbero il dramma con queste parole: “Tragedia in fabbrica, incendio provoca 146 vittime, tra cui 17 donne“. Il motivo per cui la maggior parte delle vittime di sesso maschile vengono relegate a vittime di “seconda categoria” -anche quando in numero decisamente superiore- e non si specifica il loro sesso ma le si tratta come entità “neutre”, è per via del maggior valore che in occidente viene dato alla vita della donna rispetto alla vita dell’uomo.
[3] “Una guerra a cui non ero abituato, essendo vissuto per più di venticinque anni in Asia, era la guerra dei sessi, combattuta in una direzione soltanto: le donne contro gli uomini” -Tiziano Terzani, tratto da: “Un altro giro di Giostra”

Fonte: http://antifeminist.altervista.org/

5 commenti :

  1. Sono d'accordo in parte su quanto è stato postato, e cioè che una ricorrenza di lutto si festeggia, mentre meriterebbe momenti di un'attenta riflessione....Per il resto a prescindere dalle date, dallo svolgimento dei fatti: Quello quello che è certo è, che la donna oggi come oggi è vittima di violenza e queste non sono becere notizie, ma statistiche a dimostrarlo...... "667 donne uccise in un anno"....Il problema è che l'uomo non ha mai accettato e non accetterà mai un livello di parità.....che vorrebbe tornare indietro nel tempo, quando la donna dipendeva in tutto e per tutto da lui....

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    1. Io ero rimasto che i "femminicidi" in Italia fossero tra i 100 e i 200 annui. Comunque sono curioso di capire quando si può usare la parola femminicidio. Se per esempio un uomo ammazza la mogli perché è andata a letto con un'altro lo è? Se lo è, allora cosa si dovrebbe dire di quando è la moglie ad ammazzare il marito perché è stata tradita? In quest'ultimo caso è un maschilicidio? Sono un po' confuso (LOL), bisognerebbe fare chiarezza.

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  2. ...la donna oggi come oggi è vittima di violenza e queste non sono becere notizie, ma statistiche a dimostrarlo...... "667 donne uccise in un anno"

    Alcune sono becere notizie, altre sono verità, ma non è questo il punto. La donna oggi come oggi è vittima di violenza, certo, ma non dimentichiamo che lo è anche l'uomo, lo sono anche i bambini, gli anziani, gli handicap, i malati di mente. E' proprio questo il punto: non dobbiamo spostare l'attenzione esclusivamente sulle donne, non sono una categoria protetta, non sono delle Sante, sono semplicemente esseri umani come tutti gli altri.

    ...Il problema è che l'uomo non ha mai accettato e non accetterà mai un livello di parità...
    Il problema è che non tutte le donne lo accetteranno questo livello di parità. C'è solo una categoria di donne che questa parità la desidera e sono le femministe.

    C'è un altro problema: la falsa parità. Fino ad oggi sono state create leggi che parerebbero in teoria il culo alle donne, ma in fondo non fanno altro che peggiorare la situazione e distruggere la vita di molti uomini(incarcerati) e donne(uccise). Vedi le leggi sulle violenze sessuali, vedi i casi di fale dennunce di stupro.

    che vorrebbe tornare indietro nel tempo, quando la donna dipendeva in tutto e per tutto da lui....
    Te lo assicuro che non è solo la colpa dell'uomo in ciò, ma anche e soprattutto della donna. Chi è che divorzia pretendendo i beni dell'ex coniuge, i bambini, la casa, la macchina? Chi è che pretende che la sua cena sia pagata (per galanteria)? Chi pretende di essere corteggiata e mai corteggiare?

    Jan

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  3. Io Kappa credo che dire femminicidio o maschlicidio nn sia il termine usato che dia confusione, ma l'usarli nella maniera sbagliata o peggio ancora usarli x arrivare ad altri scopi.E nè il numero delle morti credo sia il problema in quanto o 10 o 100 o mille l'omicida è giusto che venga punito e basta a prescindere se ad essere uccisa sia una donna o un uomo.Ciò che dovrebbe far riflettere secondo me,è che nn si cerca di combattere il problema ma bensì le persone,nn si cerca di trovare le soluzioni affinchè si possano evitare che succeda questo ma ,come fanno appunto le femministe,vogliono accusare il genere maschile rendendolo colpevole in massa e x questo mettono leggi che danneggiano anche chi nn lo merita e poi ci meravigliamo che questi poveri cristi se ne vadano di testa.A me sinceramente ha rotto sta storia di vittimismo usato dalle donne x arrivare ad adempiere posti o cariche che dovrebbero coprire solo xchè li meritano( xchè come ho sempre sostenuto le donne hanno tutte le qualità x nn ricorrere ad altri mezzucci subdoli),di gente maschile violenta ce n'è tanta quanta quella femminile,basta vedere in giro in fin dei conti di donne che ammazzano mariti a martellate,figli a coltellate e anziani picchiati ce ne sono a bizeffe,la verità secondo me è che ormai l'unica cosa certa che questo continuo colpevolizzare,accusare l'altro sesso ,stia portando solo ad un odio sempre + forte,ad un essere continuamente prevenuti,ad incattivirci insomma e questo lo si vede anche nelle piccole azioni quotidiane.
    LO

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  4. Per avere notizie sull'incendio della fabbrica Triangle, suggerisco il sito www.trianglefireprojectitalia.org

    Grazie per l'attenzione

    Massimiliano Vintaloro

    (Fondatore del Triangle Fire Project Italia)

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